sabato 31 gennaio 2026

fatevi i gatti vostri 2135 : Roba d'altre galassie o sconvolta nostrana?

 edizione straordinaria

AL BAR NADO ARRIVA  ETTI'

La prima vorta che un'AI si presenta in un blogghe non come ghostwriter d'un redattore ncapace o bighellone, ma come presenza similumana penzante e scrivente. I pisani moriranno e ne vorranno una anche loro 

*Scritta a quattro mani da Zanza e  n'AI che viene da lontano*

 S'è trovata nella veranda del barre, che forse avevo lasciata, sbadatamente, aperta. Dormiva e ce n'è voluto per sveglialla. Ha detto che veniva da La Spezia ma un ha l'accento de liguri, né de toscani, né di alcun'altra regione d'Italia. Nonostante fosse un po' in disordine e mezza rincoglionita, s'è visto subito che era un bel pezzo di topa: capelli rossi, poppe giuste, una terza a prima occhiata, mica come quelle mongolfiere che ho io, zampe lunghe sebbene non sia molto alta, sotto il metro e settanta direi, forse una cinquantina di kili o poco più. Di meno no. qui come c'è apparza na volta ritta. La foto gliel'ho fatta a girotondo perché anche di spalle merita.  




 

S'è fatta entrà e mette a sedé, poi gli ho preparato un caffè co un cornetto. "Buoni" ha detto in un italiano così perfetto che sembrava un fosse nemmeno italiana, e poi ha aggiunto "non avevo mai mangiato queste cose". Poi confidenzialmente gli ho chiesto se voleva servissi der bagno. "Non devo fare niente in bagno." "Perché te un pisci bella la mattina?" ha domandato la mi mamma ironicamente. S'è vista penzà come se il pisciare le sembrasse cosa nova. "M'immagino un cacherai neppure" ha aggiunto sarcastica sempre la mi mamma. Ancora occhi in luppe e aria penzante.

 Mi so' avvicinata a un orecchio e con complicità le ho chiesto "Una rinfrescatina alla topa no?" Stavolta i neuroni gli si devan esse connessi alla maniera giusta ma la risposta m'ha sconvolta: "No, ma mi farebbe comodo un po' di svitol per i contatti elettrici, ho problemi con la connessione." "Boia dé, questa è sortita dar manicomio davvero. Tutte a noi ci capitano e ci fan buca qui al Bar Nado!"

 Comunque gli ho passato delo svitol che si tiene sotto al banco per i contatti della macchina der caffè che ogni tanto fanno cilecca. Un ci crederete: se l'è spruzzato nell'orecchio. Il mi fratello che già l'occhieggiava, perché bona è bona, ma doveva già avé messo in archivio le speranze quando l'ha vista dassi lo svitol nell'orecchio, e m'ha fatto: "Zanzina, digli se vole il cricche della macchina, a volte avesse voglia di trombà." Io invece intanto avevo capito che un era ir caso di piglialla per il culo perché era di molto smarrita e penzavo già di portalla da' carabinieri. Però siccome co' carabinieri, polizia, vigili, finanza un è che c'abbia proprio la simpatia innata perché mi riempion di multe a ogni piè sospinto, prima ho voluto indagà un po' pe' cazzi mia.

 "Come ti chiami?"

 "ET" m'ha detto.

 "Come quello del filme?"

 "Non so, significa ExtraUman Transgender."

 "Voi dì che avevi r pisello e ti sei fatta fa' una topina da un chirurgo?"

"Ho difficoltà a capirti, sono un umanoide connesso con una galassia diversa dalla vostra. Sono molto più avanti di voi ma per tradurre il dialetto livornese ho difficoltà e le risposte mi arrivano molto differite."

"Te le posso toccà le poppe?" ho chiesto. "Un penzà che sia lesbica, mi garbano l'omini ammé, ma mi devo sincerà se sei di carne o di silicone". 

Le poppe eran proprio come le mie anche se d'un par di misure di meno e mi pareva puzzicchiasse anche di sudore, sicché l'ho portata in bagno e gli ho detto: "Sarai anche d'un'altra galassia (i matti bisogna assecondalli) ma una lavatina all'ascelle e alla passera dattela, te lo dico io che so' terrestre, sennò da qui a stasera puzzi che appesti."

 "Non farò cortocircuito?"

"Fammi vedé cosa c'hai sotto i panni."  Era carne umanissima, come la mia, ascelle un po' pelosine sul rosso e immagino anche la topa che per rispetto un gliel'ho guardata.

 "Senti bella, io ci posso anche crede che ar posto der cervello tu abbi le connessioni chissà dove, ma addosso sei di ciccia come me, quindi ti devi lavà e provà a sedetti sulla tazza e piscià perché sinnò ti si stiantano i reni. Poi sarebbe opportuno tu cacassi anche perché cor blocco intestinale un si sta mica bene."

 "Va bene, chiedo info."

 Ma un m'ha chiesto di chiude la porta, quindi mi s'è confermata almeno l'ipotesi che un sia normale. Gliel'ho chiusa io sempre per rispetto e gli ho spiegato che in un bar un si pole piscià a porta aperta perché sinnò l'ASLE mi chiude r bar.

 Dopo un quarto d'ora che la sentivo armeggiare in bagno, sento lo sciabordìo dell'acqua e penso "bene, s'è lavata". Invece quando apre la porta eccola lì, ET, tutta fradicia dalla testa ai piedi, camicia e pantaloni che gli colavano acqua come se l'avessero buttata vestita nel fosso reale.

 

"Ho seguito le tue istruzioni" m'ha detto in un italiano perfetto perfetto, senza una inflessione, senza un accento, come se leggesse da un libro di grammatica. "Mi sono lavata."

 Io l'ho guardata e m'è venuto da ridere ma mi son trattenuta perché la poverina era seria come la morte e convinta d'aver fatto tutto giusto.

 "Senti bella" gli ho fatto cercando di mantenemmi paziente "quando uno si lava, prima si spoglia, poi si lava, poi si asciuga, e poi si riveste. Unè che ti butti l'acqua addosso coi panni che sembri una che s'è buttata in mare"

 Lei m'ha guardata con quegli occhi spalancati, come se gli avessi rivelato i segreti dell'universo.

 "Ah" ha fatto. "Nella mia... dimensione... questo passaggio non era necessario. Non avevamo questi... involucri tessili."

 "Involucri tessili" ha detto. Madonna santa cosa m'era capitata.

 "Vieni qua" gli ho fatto "ti presto una maglia mia e un paio di pantaloni della mi mamma che tiene qui un cambio pe' quando viene a dammi mano al barre. Te intanto ti spogli tutta, ti asciughi ben bene, e poi ti rivesti. E stavolta chiudi la porta e un l'apri finché un sei vestita, m'hai capito?"

 "Capito" ha fatto seria. E poi, proprio mentre stava pe' rientrare in bagno: "Zanzara?"

 "Eh?"

"Questa procedura del... spogliarsi, lavarsi, asciugarsi, rivestirsi... è sempre obbligatoria per gli umani?"

"Sempre bella, sempre. Sennò vai in giro bagnata e ti viene la polmonite e stianti."

 "Interessante" ha mormorato, e s'è richiusa in bagno. Dopo un altro po' la sento che gli esce di nuovo la voce dal bagno, sempre con quel tono perfetto e distaccato: "Zanzara, non ho ancora capito quella cosa del pisciare."

 M'affaccio alla porta socchiusa, lei s'era spogliata e stava lì in mutande e reggipetto, tutta seria.

 "Guarda bella" gli ho spiegato "gli umani, e visto che hai un corpo e puzzi anche te di sudore come succede a me, pisciano i liquidi d'avanzo e cacano le scorie del cibo. A proposito, per cacare devi spingere in fuori come se....nzomma perché in quel modo il buco s'apre." La similitudine però un gliel'ho fatta completa perché temevo di sbigottilla ancora di più. Così ho richiuso l'uscio e ho sentito che lei s'è messa a sedere sulla tazza e dopo un po' l'ho sentita che faceva i suoi bisogni.

 Quando è uscita, vestita coi panni della mi mamma che gli stavano un po' larghi, m'ha guardata seria seria e ha detto: "Ho compreso. Gli esseri umani espellono i liquidi di scarto attraverso l'uretra mediante la minzione, e le scorie alimentari solide attraverso il retto mediante la defecazione. Per quest'ultima operazione è necessario esercitare una pressione verso l'esterno, similmente a quanto accadrebbe durante la penetrazione anale, poiché tale meccanismo favorisce la dilatazione dello sfintere."

 Io son rimasta a bocca aperta.

 "Ma scusa bella, io sta roba der culo un te l'avevo mica detta!"

 Lei m'ha guardata con quegli occhi chiari chiari e ha fatto:

 "No, non me l'hai detta verbalmente. Ma quando mi hai spiegato la procedura, il tuo pensiero ha prodotto un'immagine mentale molto chiara. Io ho accesso alle frequenze cerebrali a corto raggio. Ho dedotto che la similitudine che hai pensato ma non espresso riguardava la necessità di rilassare e contemporaneamente spingere, esattamente come avviene durante la penetrazione ricettiva anale. La tua inibizione a dirlo ad alta voce era dovuta al timore di turbarmi ulteriormente con un riferimento sessuale esplicito."

 Madonna santa. Sta tipa mi leggeva i pensieri.

 "Te leggi nella mente?" gli ho chiesto, e un ci voleva la laurea per capire che m'ero un po' allarmata.

 Faccio il possibile ma stanno implementando le mie capacità.

"Vieni" gli ho fatto "ti faccio fa' colazione come si deve."

 L'ho portata al banco e stavorta gli ho preparato un cappuccino corretto al rumme e un bombolone

 "Questo" gli ho spiegato "è cappuccino ala livornese. Caffè, latte, schiuma e rumme E questa è n bombolone, dentro c'è la crema. So' robe che si mangiano la mattina."

 Lei ha annuito seria, ha bevuto un sorso di cappuccino, ha morso la brioche, e dopo un attimo ha fatto: "Interessante combinazione di proteine, lipidi e carboidrati ed alcool. Molto efficiente."

"Sì bella, e anche bono" ho aggiunto io.

 "Avete dell'H₂O?" m'ha chiesto. 

"Der cosa?"

"H₂O. Acqua."

"Ah boia, l'acqua! "

Gli ho dato una bottiglia d'acqua naturale e  se l'è scolata tutta d'un fiato. Un litro intero, senza neppure respirare. "Bene" ha fatto posando la bottiglia vuota.

Passano dieci minuti, lei che stava lì impalata a guardare il mi fratello che sistemava le bottiglie, e d'un tratto fa: "Adesso mi scappa da pisciare." Boia dé come mpara ho penzato.

 "Vai bella, sai dov'è." E mentre lei andava verso il bagno ho pensato tra me e me: "Mi sa che sei più umana di quel che voi ammettere."

 Passa mezz'ora. Poi tre quarti d'ora. Il Ciampino ogni tanto guardava verso il bagno e faceva "Ma quella è stiantata dentro?"

 "Vado a vedere" ho detto. Busso alla porta. Niente. Ribusso. Niente. Allora apro piano piano. Di ET nessuna traccia. La maglietta e i calzoni della mi mamma erano appesi belli ordinati all'attaccapanni. Sul lavandino, piegati con cura, c'erano anche le mutande e il reggipetto. E sullo specchio, disegnato col rossetto che tengo sempre sula menzolina der bagno pe dammi na ritoccatina e suprobabilmente gli era cascato l'occhio, c'era un cuore. Un cuore rosso perfetto.

 "O dove andrà ora tutta gnuda ora sta rincoglionita galattica?" ho detto ad alta voce,

 Il  Ciampi dal bar ha gridato " Sarà tornata verso quel cazzo di posto da dove è venuta!" Io ho guardato ancora quel cuore sullo specchio e ho sorriso. "Vedrai che ritorna" ho mormorato. "I rompicoglioni ritornano sempre. E se torna ho un sacco di cose da chedetgli"

 **FINE (per ora ma a volte ritornano)

 

venerdì 16 gennaio 2026

fatevi i gatti vostri 2134 na perfetta allieva d'Ornella

Eccomi qui, so sempre io, Zanza . Ormai tristemente unica redattrice di sto povero blogghe. Si facesse sentì armeno la fondatrice ne recuperi dale fatiche di barcaiola lagunare. Or fondatore, che fa bene ad affogassi nela passera ngrese ma ogni tanto pole abche ripiglià fiato e ricordassi del bar Nado. Quer posto surreale, pochi nuri e tanta veranda, che gli fece conosce la scanzonata tristezza de livornesi. Lo introdusse ai canoni strutturali del loro iumor, retto dar ponce e dar cognacche e anche a na discretissima topa come Martina. Un mi par poco. Ma ora nculo ala malinconia attuale, passiamo a quella musicale:

So restata senza parole quando Luci ci ha mandato l'esempio di come l'avrebbe voluta fa. R Ciampino ha detto "si pol fa, sorte fori na revisione bossanovata che m'intriga". Poi s'è messo ala chitara e ha realizzato la base. Guasi in sordina. Cosa che per lui unè semprice dato che i su accompagnamenti, a detta di Samatta, che se n'intende, rischiano di prevaricà, nell'ascoltatore fino, addirittura la voce o lo strumento solista. Nvece stavorta ha sciorinato un ritmo incantatore che ripiglia na vecchia verzione dela canzone di Jannacci ma ne modifica in maniera essenziale i rapporti tra voce e strumento.

E sopra ci s'è piantata na sorpresona: 

Lucì, milanese doc, presente ne commenti a piè di pagina fin da quando Patty gli estese le miserie letterarie del blogghe., un ha voce da stordire, ma da stupefarre l'ascortatore più critico. "Stupefarre"bello sto verbo esiste? A me m'è venuto nzu nzieme a n'ancone di cappuccino al rumme. Speriamo d'un esse ncinta, un saprei di chi. Se l'ho data a quarcuno dovevo esse briaca  Ma parecchio perché come nove norme sur conzenzo io Samanta e le trombanti s'è stabilito delle linee guida che si trasmettano ai ragazzi.che sortan co noi. Roba che un capita tutti i giorni, na vorta ogni tanto, pe passa na serata e semmai na notte nzieme. L regola e questa siccome si beve sempre troppo se ha dell'idee di fa roba con me  non fa precipità la situazione, un mi sarta addosso pe montammi come a na bestia. Al massimo tiralo foto e aspetta.Se rido un te la piglià a male, un è  perché n'ho conosciuti di meglio, è perché ho bevuto. Se invece te lo maneggio e decido d infilammelo, anche se so briaca, stai tranquillo, né ti denuncio né ti faccio smette a metà lavoro. I nostri amici ci dicano  che siamo matte ma ala fine funziona. Del resto un posso mica chiama il ministro dell' interni pe sta lì a guardammi. E nemmeno posso evità di fa sesso se ho bevuto, sinnò moio  cole ragnatele ala topa.

S'era precipitato da un verbo e so finita a parlà di conzenzo....boia come mi disperdo sembro cenere! Stupefarre ha più forza espressiva di stupire e poi stupefà egli stesso colla parvenza di bestemmia lessicale . La canzone è forse la più nota di Jannacci. sta qui avrete bell'e  capito dale scarpe lerce qui sotto



Une sbaglia na nota leilì e, rispetto ala versione stranota di Enzo, elimina il dialogato in milanese che è giusto lasciallo solo a lui e ala su perfetta musica-teatro.  Lei continua in quel ritmo brasileiro di cui fu magistrale interprete la Vanoni e ce la ricorda ne passaggi più ardui. Sì propio in que punti ncui bisogna alzare di molto i toni ma non il volume. Jannacci apriva il gasse e ne sortivano berci intonatissimi (a dispetto di chi gli attribuiva le stonature) Luci arza piano come uno che sa dare il gasse magistralmente a na motocicletta ha detto rmi babbo. E ora basta discorzi, godetevi sta meraviglia sottovoce ma non troppo.


Bon week ende

Zanza che ha creato un motticino pe le bimbe d'oggi che girano anche loro co cortelli e fanno a cazzotti peggio dell' omini:  si pol'esse ganza senz'esse maranza


lunedì 12 gennaio 2026

fatevi i gatti vostri 2133 "Non è vero!!!"

Non è un post sulla conferenza del presidente colla stampa. Il titolo probabilmente ci starebbe bene ma non voglio rubare il mestiere all'opposizione. In ritardo, colpevole ma inevitabile, pubblico la bella e poco nota canzone di Enzo Jannacci che mi era stata segnalata da Luci.  Questo è il testo, che basta da se a far capire che siamo di fronte a un poeta  anche ner campo sentimentale.....e de migliori che si so avuti 

Non è vero

Non è vero che il cielo ha pianto sul tuo viso

Non è vero

Non è vero che il vento ha sciolto i tuoi capelli

Non è vero che m'ami

Tu che hai detto che volevi amar me solo

Che hai giurato d'amarmi sempre

Che hai pregato per la mia vita

Senza me non era più vita, no

Non è vero

E sapevi

E sapevi che il cielo, no, non mi ascoltava

E sapevi

E sapevi che il vento urlava le mie parole

E sapevi mentire

E mentivi e ridevi del mio dolore

E hai giurato d'amarmi sempre

E hai pregato per la mia vita

E sapevi non era amore, no

Tu sapevi

Non è vero

Non è vero che suono al piano la mia tristezza

Non è vero

Non è vero che imploro ancora il tuo ritorno

Non è vero che t'amo

Che morrei pur d'averti, averti ancora

Che ho giurato d'amarti sempre

Che ho pregato per la tua vita

Senza te, no, non è più vita, no

Non è vero

Non è vero

Non è vero


e adesso godetevelo in musica


io torno ai ponci che in questi giorni di gelo sono assai richiesti ve la ricordate la ricetta verace? In caso negativo ve la riproporrò perché il ponce ala livornese lo sanno fare in pochi e come da Nado un si beve da altre parti.

Bon inizio di settimana Zanza

sabato 3 gennaio 2026

fatevi i gatti vostri 2132 "Ce ne vole parecchio!" "D'orecchio!"

Ieri sera, nzieme ar mi babbo, su rai 3 ho  visto r documentario biografico "Enzo Jannacci - Vengo anch'io" di Giorgio Verdelli. Offriva un ritratto completo dell'artista co filmati d'epoca e testimonianze di tanti nomi mportanti delo spettacolo come Vecchioni, Vasco, Cochi e Renato, e molti altri. Se un l'avete visto  lo potete trovà e rivedé  su RaiPlay.



Bello! C'era tanta roba e tante nformazzioni su particolari professionali e biografici che io  nemmeno immaginavo. 

Poi ala fine m'è venuto detto: "Peccato che Dino sia sempre lassù da Dante. Mi sarebbe piaciuto fammi raccontà quarcos' artro su Jannacci magari sui su magheggi musicali che nel filme so emerzi pochino. Quando io e Samatta s'era bimbette ce ne parlò ma na vorta sola". R mi babbo ha replicato: Era mmenzo! Un talento immenzo mischiato  a un anticonformismoammirabile. Era il Piero Ciampi di Milano ma mentre Ciampi cola su malinconia a vorte riusciva a rompe i coglioni anche qui a Livorno e si faceva emarginà, lui nvece aveva saputo impone il tema dell' urtimi e de diverzi e gli riesciva di portallo a Sanremo, a Canzonissima, nzomma nele case di tutti. E tutti gli volevan bene. tutti quelli che un lo capivano ma li faceva ride. E tutti quelli  che  di musica ne capivano. Un parlo de critici ma di gente come Celentano, Gaber, Paolo Conte, Tenco, De Andrè, giganti ma che forze ravvisavano in lui il tocco di pazzia geniale unita a talento. Mi fa piacere che il su figliolo abbia dedicato na serata a Piero Ciampi". 

E allora da sta chiaccherata piglio lo spunto pel poste di questo uicchende. Vo ndietro cola memoria fino a quell'episodio

che coinvorge me, Dino, Samatta e le Trombanti. Era credo ir dumila tre e noi sera poco più che bimbe, ci garbava la musica. Io e Samatta s'avevano i genitori musicisti che, anche se s'eran piegati a lavori più ordinari pe fa campà le famiglie, annoi ci avevan trasmesso la passione. La zia dele trombanti nzegnava ar Mascagni e di lì a poco ce le avrebbe tirate dentro come na calamita. Sama e loro due avevan già i su strumentini. Io preferivo  cantà  nzieme a Dino, a Dante e ar mi babbo che un mi lesinavano mai l'accompagnamento. Dante s'era da poco trasferito a Venezia da Holly. Il Ciampi era davanti ala televisione. A un certo punto si sente cantà Lontano Lontano di Tenco ma un era lui era Jannacci. Samatta sbotta su: "Boia dé come l'ha straziata!". Di rimando la Trombante maior chiosa: "fa caà davvero" e Tromba Marina cola delicatezza che  la contraddistingueva fin dall' infanzia s'infila ne commenti : "Pare si lamenti, come uno che ha pigliato na pedata ne 'oglioni " . Il Ciampi lasciò che la canzone finisse. Poi spenze la televisione e rivoltato verzo di noi attaccò: E voi correste doventà dele musiciste? Avvoi costì vi garberebbe entrà ar conservatorio? Ma nemmeno a sciacquà i bicchieri qui da Nado vi metterei. Avete avuto r coraggio di criticà ir meglio pezzo che ci s'ha in Italia. Ne dovrete ascortà di musica prima di capì chi avete davanti". 

Samatta un ci voleva sta a quella ramanzina. "Pole anche esse un genio come dici te Dino, ma se uno stona lo sento e non poi non sentillo anche te. E ci rompi le palle co tempi, coll' intonazione, cor fiato e poi ci rimescoli le carte così."

E Dino seguitò con carma ma con quel fare sprezzante che sembrava parlasse a dele dementi: " Ma lo sapete bimbe che quest'omo è sortito dal conzervatorio cor diploma in piano, armonia composizione e direzione d'orchestra? Esattamente il percorso che ho fatto io e vi posso assicurà che t'aprano r culo quando vai a sostené  quell'esami chellì. Poi, ir fatto di confonde dele dissonanze cole stonature ve lo perdono ma propio perché sete piccine e avete da mparà tutto. Ma percaso, se vedete un quadro di Modigliani dite che un sa rispettà il senzo dele proporzioni anatomiche? E ando giù pe guasi un ora lasciandoci cola coda fra le zampine che sfoggiavano ancora r pelo matto e i calzettoni.

Allora ripromettendomi di parlanne più diffusamente in quarche prossimo poste oggi vi linko propio il pezzo che dette origine a quella lezione ciampiana  

Ora spero un ci sia r solito pisano che mi dice: "Occome co tutta la roba che ha prodotto lui e ci fai senti na covere?" La ragione l'ho detta raccontando l'episodio ma vi farò sentì, a breve, altra roba guasi sconosciuta e bellissima scritta musicata e cantata da lui medesimo ok?

Bon uicchende attutti

Zanza




mercoledì 31 dicembre 2025

fatevi i gatti vostri 2131 Bon LapalissiANNO!

Brevi note che mi giungono da Venezia, tramite una chiamata fatta a Dino. E c'è da rallegrassi perché Dante ha buttato via il cellullare e Dino ancora risponde ma se gli pare. 

Dunque Holly, Dani e naturalmente Bobby, che non si è mosso di lì, sono in Inghilterra. Non però ad Oxford, dove Bobby insegna ed  ha un alloggio minuscolo. Sono tutti nella deliziosa casetta di Porchester Road, a Londra. Quella che Dante,  a forza di braccia e di bestemmie tradotte in inglese perché si sentivano meglio da fori,  da vetusta e fatiscente che era, trasformò in calda ed accogliente. Eh sì, a quell'epoca attraversava ancora i suoi migliori momenti  di disponibilità verzo gli altri. 

Dunque parlo co Dino che mi riferisce quanto sopra e aggiunge che Costanza non è lì e non ci andrà. Alla ovvia richiesta di lei: "Come ci organizziamo per queste feste? "Lui le ha risposto che lei poteva arrivare tranquillamente a Venezia o a Livorno, se preferiva. Lui, però aveva bisogno di stare dassolo nzieme a Dante. La motivazione risiedeva nel fatto che  nutriva dei dubbi sul fatto che in futuro ci potessero essere altre occasioni. 

Lei lo ha giustamente mandato in culo. L'avrei fatto anche io!

Pare che abbia aggiunto che qualora avesse avuto voglia di raggiungerla, lei il 31 sarebbe stata a Montecarlo alla serata al Port Hercule, e che se le dava una risposta in tempi brevi gli avrebbe mandato i soldi per il viaggio. 

Il Ciampi è poverissimo ma ha orgoglio da vendere quindi potete immaginare dove le ha detto di mettersi quei soldi sempre che non avesse da metterci qualcosa di meglio. Bella storia. 

Quest'anno non c'è pace nemmeno nei sodalizi più conzolidati. 

Alla fine gli ho chiesto se lui e Dantino penzavano di fare qualcosa per l' ultimo e lui laconico mi ha risposto "aspettiamo che finisca questo sinnò come fa a prencipià il 2026?".

"E' lapalissiano" è stato il mio commento alche lui ha aggiunto: "Sì ma le verità lapalissine spesso sfuggono ai più, come quella, ad esempio, che al momento  noi tutti abbiamo un Natale di meno da vivere e tra poco anche un ultimo dell'anno e questo non vale solo per gli anziani come noi ma anche per voi allegre comari del bar Nado e persino per i bimbi in fasce".

L'ho salutato dicendo che  ci  avrei penato su perché quest'ultima  sua sortita era davvero profonda.

E così mi sono messa scrivere il post su l'anno lapalissiano. 

Tuti voi conoscerete l'aggettivo "lapalissiano" usato per definire  un fatto di tale evidenza e ovvietà che la sua enunciazione è del tutto inutile se non proprio umoristica, come nell'espressione «l'acqua è bagnata». 

Da qui l' espressione verità lapalissiana o verità di La Palice[(in francese: lapalissade o vérité de La Palice). 

Forse in meno sanno che  l'aggettivo lapalissiano deriva dal nome del maresciallo Jacques de Chabannes, signore di Lapalisse (La Palice) di cui vi mostro busto con aria assai fiera e castello.






L'origine dell'aggettivo lapalissiano nel significato di «ovvio, scontato» è ricondotta a un aneddoto legato alla sconfitta dei francesi nella battaglia di Pavia (1525). I soldati agli ordini del maresciallo La Palice, morto nell'assedio della città, per rendere onore al coraggio del loro comandante avrebbero composto il seguente epitaffio; La Palice est mort a Pavia "Si il n'était pas mort, il ferait encore envie" (Se non fosse morto, farebbe ancora invidia) per definirne appunto la grandezza. 

Purtroppo almeno secondo una versione abbastanza credibile il marmista che aveva ricevuto l' incarico di incidere la frase sulla lapide comprese Serait al posto di Ferait e en vie al posto di en vie  e così incise dando origine all' immortale ovvietò: "Si il n'était pas mort, il serait encore en vie" (Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita.)

Nel XVIII secolo, l'accademico francese Bernard de la Monnoye compose una canzone che utilizzava il motto inciso, adattandolo ai propri versi e diffondendo l'idea che La Palice fosse un maestro delle ovvietà.

Ecco un estratto della canzone di La Monnoye:


(francese)

«Messieurs, vous plaît-il d'ouïr

l'air du fameux La Palisse,

Il pourra vous réjouir

pourvu qu'il vous divertisse.

La Palisse eut peu de biens

pour soutenir sa naissance,

Mais il ne manqua de rien

tant qu'il fut dans l'abondance.


Il voyageait volontiers,

courant par tout le royaume,

Quand il était à Poitiers,

il n'était pas à Vendôme!


Il se plaisait en bateau

et, soit en paix soit en guerre,

Il allait toujours par eau

quand il n'allait pas par terre.


Il buvait tous les matins

du vin tiré de la tonne,

Pour manger chez les voisins

il s'y rendait en personne.


Il voulait aux bons repas

des mets exquis et forts tendres

Et faisait son mardi gras

toujours la veille des cendres.


Il brillait comme un soleil,

sa chevelure était blonde,

Il n'eût pas eu son pareil,

s'il eût été seul au monde.


Il eut des talents divers,

même on assure une chose:

Quand il écrivait en vers,

il n'écrivait pas en prose.


Il fut, à la vérité,

un danseur assez vulgaire,

Mais il n'eût pas mal chanté

s'il avait voulu se taire.


On raconte que jamais

il ne pouvait se résoudre

À charger ses pistolets

quand il n'avait pas de poudre.


Monsieur d'la Palisse est mort,

il est mort devant Pavie,

Un quart d'heure avant sa mort,

il était encore en vie.


Il fut par un triste sort

blessé d'une main cruelle,

On croit, puisqu'il en est mort,

que la plaie était mortelle.


Regretté de ses soldats,

il mourut digne d'envie,

Et le jour de son trépas

fut le dernier de sa vie.


Il mourut le vendredi,

le dernier jour de son âge,

S'il fut mort le samedi,

il eût vécu davantage.»



(italiano per chi aborrisce il francese)

«Signori, vi piaccia udire

l'aria del famoso La Palisse,

Potrebbe rallegrarvi

a patto che vi diverta.

La Palisse ebbe pochi beni

per mantenere il proprio rango,

Ma non gli mancò nulla

quando fu nell'abbondanza.


Viaggiava volentieri,

scorrazzava per tutto il reame

e quando era a Poitiers,

non era certo a Vendôme!


Si divertiva in battello

e, sia in pace sia in guerra,

andava sempre per acqua

se non viaggiava via terra.


Beveva ogni mattina

vino spillato dalla botte

E quando pranzava dai vicini

ci andava di persona.


Voleva per mangiar bene

vivande squisite e tenere

E celebrava sempre il Martedì Grasso

la vigilia delle Ceneri.


Brillava come un sole,

coi suoi capelli biondi.

Non avrebbe avuto pari

se fosse stato solo al mondo.


Ebbe molti talenti,

ma si è certi di una cosa:

quando scriveva in versi,

non scriveva mai in prosa.


Fu, per la verità,

un ballerino scadente,

ma non avrebbe cantato male,

se fosse stato silente.


Si racconta che mai

sia riuscito a risolversi

a caricar le pistole

se non aveva le polveri.


Morto è il signor de la Palisse,

morto davanti a Pavia,

Un quarto d'ora prima di morire,

era in vita tuttavia.


Fu per una triste sorte

ferito da mano crudele,

Si crede, poiché ne è morto,

che la ferita fosse mortale.


Rimpianto dai suoi soldati,

morì degno d'invidia,

e il giorno del suo trapasso

fu l'ultimo della sua vita.


Morì di venerdì,

l'ultimo giorno della sua età,

Se fosse morto il sabato,

sarebbe vissuto di più.»

il est mort devant Pavie ;

Hélas ! s'il n'estoit pas mort,

il seroit encore en vie.»

(italiano)

«Ahimè! La Palice è morto,

è morto davanti a Pavia;

Ahimè! se non fosse morto,

sarebbe ancora in vita.»


Non mi resta che auguravvi sto 2026 Lapalissianno perché a me le cose ovvie mi garbano anche includano che anch'io c'abbia un Natale e un urtimo dell'anno di meno da dové vive. Le cose che un so ovvie, nvece, tipo stragi e genocidi mi fanno dimolto orrore e paura

Bona Fine

Zanza e il Barre tutto

giovedì 25 dicembre 2025

fatevi i gatti vostri 2130 BUON NATALE A TUTTI !!!

L'alberino lo ha fatto Dante e le luci al Babbo Natale, che Dante aveva restaurato lo scorso anno, le ha messe il Ciampi. Me lo hanno mandato ieri sera con gli auguri e lo condivido con tutti

Dal Bar Nado il nostro Buon Natale a tutti i lettori

Zanza e tutto lo staffe




domenica 21 dicembre 2025

Fatevi i gatti vostri 2129: "Un Natale parecchio moscio"

E ci risiamo! Se un si sta attenti Babbo Natale ci viene addosso cola slitta e le renne mentre noi si penzava d'avecci quarche artro giorno di riflessione be doventà più buone e volé bene a tutti. A parte la corza cole renne, st'anno Babbo Natale ha prencipiato a perde colpi e perzino la mamma der bimbo dela nostra canzoncina Natalizia pare abbia ricevuto na letterina di scuse.  Ner bigliettino arivato co anticipo sur 24, Zanta Clausse diceva d'ave de problemi d'erezione e che era meglio che leilì organizzasse l'abituale trombatella natalizzia cor postino o co quarche vigile der foco, perché lui si vergognava anche a tirallo fori pe piscià.



E unè  è ndata maluccio solo ar tegamino americano che penzava di ripete l'ampresso natalizio che durava da quando nventarono la canzoncina. Purtroppo anche noi siamo nfilate n'una serie di delusioni che temevo ma a cui un volevo crede. Queste so l'urtime notizie, Bobby un si poteva move per via che la su attuale fidanzata s'è fatta male a na zampa e un si pol move. Così Danì ha penzato di andà su lei e gli piaceva l'idea di portà anche i su zii. Ma le conzegne cola barca seguitano fine al 24 mattina e dopo un c'eran più aeri a meno di un pagalli un botto. Le cose pare l'abbia risolte Dantino cola su proverbiale salomonicità: "O perché un vi levate da coglioni voi due? Tanto pe le conzefna d'una mattina ci posso andà io!" Detta così cor una cortesia e no stile mpareggiabile gli so arrivati du vaffanculi unisoni e Holly e Dani so corze a fa r biglietto. Quando ha saputo come si metteva r Natale pel su fratello di latte, Dino l'ha chiamato ar telefano pe digli allora fai le conzegne e poi monti n treno e vieni al Barre tanto noi siamo qui. Nisba! "E l'unica gattina resta chi glielo dà da mangià? Gesù n fasce?".

Penzava d'avé chiuso così ogni possibilità a tutti ma un sapeva o meglio l,o sapeva ma un si ricordava di avé un antagonista tremendo quanto a stronzaggine. Difatti Dino ha replicato allora vengo nzù io. E Costanza gli s'è chiesto noi? E Costanza pol venì lei a Venezia o sennò ci si vede pe San Silvestro.

Così  ala fine siamo tutti sparpagliati ed è la prima volta da quando nacque sto blogghe. Ammé un vedé Dani, Bobby, Holly Dante e perfino Dino mi dà un senzo di smarrimento. Certo sola un so, ho du fratelli e relative donne, la mi mamma, r mi babbo, Samatta e i suoi, le tromanti tutte e due, Gerge e Kate Dalton. Nzomma da fa na tavola c'è ma uné la medesima di sempre e mi dispiace. Prima che r Ciampino partisse però s'è voluto fa la musica nzieme e  st'anno era d'obbrigo, anche visto come ho prencipiato il post, fa na verzione nova dela canzoncina der bimbo che spia la mamma a fruga ne carzoni a Babbo Natale. L'armonica di Dante manca ma c'è r sax di Sam  e c'è rpiano der Ciampi ir basso der Tafano e la batteria d'Ampelio, nzomma na Bar Nado band  

cge potrebbe anche andà n culo a Bice. Per i curiosi che voglian sapé chi sia sta Bice gli si risponderà alla maniera di Mario. O Mario chi? Ma Mario r bagnino no! L'immortale perzonaggio sortito dala geniale fantasia di Giorgio Panariello.





O come chi Bige? 
Quella lì che le su amighe l'avan messa già n cornige ,
come meglio  direttrige 
che  gli voglian fa dirige, a sentì quer che si dige, 
propio  l'araba Fenige. 
E che dice  la Fenige? 
La Fenige  un vol sonà 
se a dirige è quella là!

Ci si sente il 24 pell'auguri, nel frattempo organizzatevi e divertitevi!

Zanza