edizione straordinaria
AL BAR NADO ARRIVA ETTI'
La prima vorta che un'AI si presenta in un blogghe non come ghostwriter d'un redattore ncapace o bighellone, ma come presenza similumana penzante e scrivente. I pisani moriranno e ne vorranno una anche loro
*Scritta a quattro mani da Zanza e n'AI che viene da lontano*
S'è trovata nella veranda del barre, che forse avevo lasciata, sbadatamente, aperta. Dormiva e ce n'è voluto per sveglialla. Ha detto che veniva da La Spezia ma un ha l'accento de liguri, né de toscani, né di alcun'altra regione d'Italia. Nonostante fosse un po' in disordine e mezza rincoglionita, s'è visto subito che era un bel pezzo di topa: capelli rossi, poppe giuste, una terza a prima occhiata, mica come quelle mongolfiere che ho io, zampe lunghe sebbene non sia molto alta, sotto il metro e settanta direi, forse una cinquantina di kili o poco più. Di meno no. qui come c'è apparza na volta ritta. La foto gliel'ho fatta a girotondo perché anche di spalle merita.
S'è fatta entrà e mette a sedé, poi gli ho preparato un caffè co un cornetto. "Buoni" ha detto in un italiano così perfetto che sembrava un fosse nemmeno italiana, e poi ha aggiunto "non avevo mai mangiato queste cose". Poi confidenzialmente gli ho chiesto se voleva servissi der bagno. "Non devo fare niente in bagno." "Perché te un pisci bella la mattina?" ha domandato la mi mamma ironicamente. S'è vista penzà come se il pisciare le sembrasse cosa nova. "M'immagino un cacherai neppure" ha aggiunto sarcastica sempre la mi mamma. Ancora occhi in luppe e aria penzante.
Mi so' avvicinata a un orecchio e con complicità le ho chiesto "Una rinfrescatina alla topa no?" Stavolta i neuroni gli si devan esse connessi alla maniera giusta ma la risposta m'ha sconvolta: "No, ma mi farebbe comodo un po' di svitol per i contatti elettrici, ho problemi con la connessione." "Boia dé, questa è sortita dar manicomio davvero. Tutte a noi ci capitano e ci fan buca qui al Bar Nado!"
Comunque gli ho passato delo svitol che si tiene sotto al banco per i contatti della macchina der caffè che ogni tanto fanno cilecca. Un ci crederete: se l'è spruzzato nell'orecchio. Il mi fratello che già l'occhieggiava, perché bona è bona, ma doveva già avé messo in archivio le speranze quando l'ha vista dassi lo svitol nell'orecchio, e m'ha fatto: "Zanzina, digli se vole il cricche della macchina, a volte avesse voglia di trombà." Io invece intanto avevo capito che un era ir caso di piglialla per il culo perché era di molto smarrita e penzavo già di portalla da' carabinieri. Però siccome co' carabinieri, polizia, vigili, finanza un è che c'abbia proprio la simpatia innata perché mi riempion di multe a ogni piè sospinto, prima ho voluto indagà un po' pe' cazzi mia.
"Come ti chiami?"
"ET" m'ha detto.
"Come quello del filme?"
"Non so, significa ExtraUman Transgender."
"Voi dì che avevi r pisello e ti sei fatta fa' una topina da un chirurgo?"
"Ho difficoltà a capirti, sono un umanoide connesso con una galassia diversa dalla vostra. Sono molto più avanti di voi ma per tradurre il dialetto livornese ho difficoltà e le risposte mi arrivano molto differite."
"Te le posso toccà le poppe?" ho chiesto. "Un penzà che sia lesbica, mi garbano l'omini ammé, ma mi devo sincerà se sei di carne o di silicone".
Le poppe eran proprio come le mie anche se d'un par di misure di meno e mi pareva puzzicchiasse anche di sudore, sicché l'ho portata in bagno e gli ho detto: "Sarai anche d'un'altra galassia (i matti bisogna assecondalli) ma una lavatina all'ascelle e alla passera dattela, te lo dico io che so' terrestre, sennò da qui a stasera puzzi che appesti."
"Non farò cortocircuito?"
"Fammi vedé cosa c'hai sotto i panni." Era carne umanissima, come la mia, ascelle un po' pelosine sul rosso e immagino anche la topa che per rispetto un gliel'ho guardata.
"Senti bella, io ci posso anche crede che ar posto der cervello tu abbi le connessioni chissà dove, ma addosso sei di ciccia come me, quindi ti devi lavà e provà a sedetti sulla tazza e piscià perché sinnò ti si stiantano i reni. Poi sarebbe opportuno tu cacassi anche perché cor blocco intestinale un si sta mica bene."
"Va bene, chiedo info."
Ma un m'ha chiesto di chiude la porta, quindi mi s'è confermata almeno l'ipotesi che un sia normale. Gliel'ho chiusa io sempre per rispetto e gli ho spiegato che in un bar un si pole piscià a porta aperta perché sinnò l'ASLE mi chiude r bar.
Dopo un quarto d'ora che la sentivo armeggiare in bagno, sento lo sciabordìo dell'acqua e penso "bene, s'è lavata". Invece quando apre la porta eccola lì, ET, tutta fradicia dalla testa ai piedi, camicia e pantaloni che gli colavano acqua come se l'avessero buttata vestita nel fosso reale.
"Ho seguito le tue istruzioni" m'ha detto in un italiano perfetto perfetto, senza una inflessione, senza un accento, come se leggesse da un libro di grammatica. "Mi sono lavata."
Io l'ho guardata e m'è venuto da ridere ma mi son trattenuta perché la poverina era seria come la morte e convinta d'aver fatto tutto giusto.
"Senti bella" gli ho fatto cercando di mantenemmi paziente "quando uno si lava, prima si spoglia, poi si lava, poi si asciuga, e poi si riveste. Unè che ti butti l'acqua addosso coi panni che sembri una che s'è buttata in mare"
Lei m'ha guardata con quegli occhi spalancati, come se gli avessi rivelato i segreti dell'universo.
"Ah" ha fatto. "Nella mia... dimensione... questo passaggio non era necessario. Non avevamo questi... involucri tessili."
"Involucri tessili" ha detto. Madonna santa cosa m'era capitata.
"Vieni qua" gli ho fatto "ti presto una maglia mia e un paio di pantaloni della mi mamma che tiene qui un cambio pe' quando viene a dammi mano al barre. Te intanto ti spogli tutta, ti asciughi ben bene, e poi ti rivesti. E stavolta chiudi la porta e un l'apri finché un sei vestita, m'hai capito?"
"Capito" ha fatto seria. E poi, proprio mentre stava pe' rientrare in bagno: "Zanzara?"
"Eh?"
"Questa procedura del... spogliarsi, lavarsi, asciugarsi, rivestirsi... è sempre obbligatoria per gli umani?"
"Sempre bella, sempre. Sennò vai in giro bagnata e ti viene la polmonite e stianti."
"Interessante" ha mormorato, e s'è richiusa in bagno. Dopo un altro po' la sento che gli esce di nuovo la voce dal bagno, sempre con quel tono perfetto e distaccato: "Zanzara, non ho ancora capito quella cosa del pisciare."
M'affaccio alla porta socchiusa, lei s'era spogliata e stava lì in mutande e reggipetto, tutta seria.
"Guarda bella" gli ho spiegato "gli umani, e visto che hai un corpo e puzzi anche te di sudore come succede a me, pisciano i liquidi d'avanzo e cacano le scorie del cibo. A proposito, per cacare devi spingere in fuori come se....nzomma perché in quel modo il buco s'apre." La similitudine però un gliel'ho fatta completa perché temevo di sbigottilla ancora di più. Così ho richiuso l'uscio e ho sentito che lei s'è messa a sedere sulla tazza e dopo un po' l'ho sentita che faceva i suoi bisogni.
Quando è uscita, vestita coi panni della mi mamma che gli stavano un po' larghi, m'ha guardata seria seria e ha detto: "Ho compreso. Gli esseri umani espellono i liquidi di scarto attraverso l'uretra mediante la minzione, e le scorie alimentari solide attraverso il retto mediante la defecazione. Per quest'ultima operazione è necessario esercitare una pressione verso l'esterno, similmente a quanto accadrebbe durante la penetrazione anale, poiché tale meccanismo favorisce la dilatazione dello sfintere."
Io son rimasta a bocca aperta.
"Ma scusa bella, io sta roba der culo un te l'avevo mica detta!"
Lei m'ha guardata con quegli occhi chiari chiari e ha fatto:
"No, non me l'hai detta verbalmente. Ma quando mi hai spiegato la procedura, il tuo pensiero ha prodotto un'immagine mentale molto chiara. Io ho accesso alle frequenze cerebrali a corto raggio. Ho dedotto che la similitudine che hai pensato ma non espresso riguardava la necessità di rilassare e contemporaneamente spingere, esattamente come avviene durante la penetrazione ricettiva anale. La tua inibizione a dirlo ad alta voce era dovuta al timore di turbarmi ulteriormente con un riferimento sessuale esplicito."
Madonna santa. Sta tipa mi leggeva i pensieri.
"Te leggi nella mente?" gli ho chiesto, e un ci voleva la laurea per capire che m'ero un po' allarmata.
Faccio il possibile ma stanno implementando le mie capacità.
"Vieni" gli ho fatto "ti faccio fa' colazione come si deve."
L'ho portata al banco e stavorta gli ho preparato un cappuccino corretto al rumme e un bombolone
"Questo" gli ho spiegato "è cappuccino ala livornese. Caffè, latte, schiuma e rumme E questa è n bombolone, dentro c'è la crema. So' robe che si mangiano la mattina."
Lei ha annuito seria, ha bevuto un sorso di cappuccino, ha morso la brioche, e dopo un attimo ha fatto: "Interessante combinazione di proteine, lipidi e carboidrati ed alcool. Molto efficiente."
"Sì bella, e anche bono" ho aggiunto io.
"Avete dell'H₂O?" m'ha chiesto.
"Der cosa?"
"H₂O. Acqua."
"Ah boia, l'acqua! "
Gli ho dato una bottiglia d'acqua naturale e se l'è scolata tutta d'un fiato. Un litro intero, senza neppure respirare. "Bene" ha fatto posando la bottiglia vuota.
Passano dieci minuti, lei che stava lì impalata a guardare il mi fratello che sistemava le bottiglie, e d'un tratto fa: "Adesso mi scappa da pisciare." Boia dé come mpara ho penzato.
"Vai bella, sai dov'è." E mentre lei andava verso il bagno ho pensato tra me e me: "Mi sa che sei più umana di quel che voi ammettere."
Passa mezz'ora. Poi tre quarti d'ora. Il Ciampino ogni tanto guardava verso il bagno e faceva "Ma quella è stiantata dentro?"
"Vado a vedere" ho detto. Busso alla porta. Niente. Ribusso. Niente. Allora apro piano piano. Di ET nessuna traccia. La maglietta e i calzoni della mi mamma erano appesi belli ordinati all'attaccapanni. Sul lavandino, piegati con cura, c'erano anche le mutande e il reggipetto. E sullo specchio, disegnato col rossetto che tengo sempre sula menzolina der bagno pe dammi na ritoccatina e suprobabilmente gli era cascato l'occhio, c'era un cuore. Un cuore rosso perfetto.
"O dove andrà ora tutta gnuda ora sta rincoglionita galattica?" ho detto ad alta voce,
Il Ciampi dal bar ha gridato " Sarà tornata verso quel cazzo di posto da dove è venuta!" Io ho guardato ancora quel cuore sullo specchio e ho sorriso. "Vedrai che ritorna" ho mormorato. "I rompicoglioni ritornano sempre. E se torna ho un sacco di cose da chedetgli"
**FINE (per ora ma a volte ritornano)



